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© 1971 Rai Radio Televisione Italiana - 2003 by Oberon

L’Albergo Galba si trova in cima
alla scalinata di Trinità de’ Monti,
che si affaccia sull’affollata Piazza di Spagna.
La macchina con la strana targa è parcheggiata
lì davanti ed un facchino ne sta scaricando
le valigie. L’uomo è già dentro e la Signora
Giannelli lo accoglie cortesemente.
«Sono un amico della signorina Lucia…»,
anticipa il forestiero, ma la Signora Giannelli
sostiene di non conoscere nessuna Lucia.
Lo straniero rimane perplesso, ma forse c’è stato
un equivoco. Comunque fa cercare sull’elenco
il numero telefonico del pittore Marco Tagliaferri.
Poco dopo, mentre sta bevendo un whisky
al bancone del bar, la Signora Giannelli
gli comunica che al numero richiesto
non risponde nessuno. Dopo aver lasciato
i documenti alla reception, viene attirato
da una musica che giunge da una saletta attigua.
Un televisore illumina una poltrona
dall’alto schienale. Qualcuno sta ascoltando
un concerto di musica per organo.
«Edward!».
Una voce femminile chiama familiarmente l’uomo,
che, veramente sorpreso, gli risponde: «Olivia!».
Dopo un attimo di meraviglia, i due cominciano
a parlare. L’ultima volta che si erano visti
era stato in Inghilterra e Olivia era sposata.
Adesso è vedova, ma non perde tempo
a corteggiare Edward. Anzi pare che l’abbia
sempre fatto. Sembra però cambiata
da come Edward la conosceva.
Prima era una ballerina incallita di shake,
ora ascolta musica per organo.
Prima era una mangiatrice di uomini,
adesso vive sola, o quasi, in un albergo romano.
Difatti, mentre brindano all’inaspettato incontro,
si fa avanti un energumeno dall’aria austera.
E’ Lester Sullivan, attuale compagno di Olivia.
Lei lo presenta ad Edward, che nota subito
un forte attrito tra i due. Lester la invita
ad andare, togliendole bruscamente
il bicchiere dalle mani.
«Sono proprio felice che tu sia qui…
lo dico sul serio!»
,
ammette la donna ad Edward prima di andarsene.
Dopo aver preso la sua valigetta,
appoggiata precedentemente su uno degli sgabelli
del bar, Edward sale in camera.
Comincia a sistemare il contenuto dei bagagli,
quando si accorge che, da una finestra di fronte
alla sua, qualcuno sembra spiarlo.
Infastidito, Edward tira la tenda per sottrarsi
allo sguardo indiscreto. Un pesante drappo
cala davanti ai suoi occhi: sul cupo tessuto
è dipinta una processione di incappucciati,
sinistra, inquietante. Per un attimo la fissa,
poi distoglie lo sguardo per evitare un vago senso
di disagio. Finisce di sistemarsi e chiama
il centralino. Vuole riprovare al numero
di Tagliaferri. Durante l’attesa si sdraia sul letto.
Alzando gli occhi nota un affresco sul soffitto:
una scena di caccia in cui
un cervo viene sbranato da alcuni cani.
Di nuovo quel senso di disagio, che stavolta viene
interrotto dalla voce della signora Giannelli.
Dalla cornetta informa Edward che al numero
chiamato non risponde ancora nessuno.
Decide così di ridiscendere nella hall.

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